Uno, nessuno e centomila

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LECCE (di Valentina Anglani) “Uno, nessuno e centomila” è un romanzo pubblicato nel dicembre del 1925 da Luigi Pirandello, scrittore laureato in filologia romanza che nel 1934 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. Ampliò la sua fama grazie alle rappresentazioni teatrali delle sue opere; morì a Roma nel 1936 sul set di “Il fu Mattia Pascal”.

Il romanzo “Uno, nessuno e centomila “ racchiude uno dei principi fondanti del suo pensiero: la mancanza di un’unica identità in ognuno di noi. Il protagonista Vitangelo Moscarda vive una vita comune, finché un giorno la moglie gli fa notare un piccolo difetto al naso, che lo induce a riflettere su come le persone ci vedano diversi da come ci vediamo noi. Il signor Moscarda continua così la sua vita risultando pazzo e cercando il suo vero “io” abbattendo le varie identità costruite da tutti colori che lo circondano. Nelle prime pagine del libro comprende: “io non potevo vedermi vivere”, eppure questo pensiero non lo abbandona più. Finisce per risultare così pazzo anche alla moglie e al suocero e prosegue nel compiere azioni, chiedendosi ogni volta quale parte di sé abbia compiuto la scelta. Continua questa folle ricerca finché non si allontana dalla vita sociale che lo rende diverso e può respirare l’aria pura senza costrizioni e domande.

Nessuno di noi può vedersi realmente dall’esterno e in base alle circostanze di vita tutti indossano una maschera che li fa apparire diversi agli occhi di tutti, persino ai propri. Si continua a mutare per raggiungere un prototipo di persona che sarà interpretata diversamente da chiunque avrà modo di conoscerci, mentre spesso il cambiamento è involontario. È certo però che nessuno di noi è chi gli altri credano che sia e c’è sempre un piccolo dettaglio, magari per noi insignificante, che ci rende diversi agli occhi altrui.

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