Calcio e diritti tv: come cambiano gli scenari

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LECCE (di Melissa Cannoletta e Ludovico Chiriacò) – Lo scorso 3 gennaio è stata giocata Juventus-Torino, quarto di finale della Tim Cup 2017/2018, trasmessa su Rai Uno. Diversamente dal solito, abbiamo assistito ad una messa in onda priva di telecronaca da parte dei commentatori della tv di Stato i quali, sul sito RaiSport.it, hanno spiegato tramite un comunicato ufficiale i motivi di tale scelta. Tuttavia, è sorprendente l’atteggiamento dei giornalisti di RaiSport a difesa delle proprie posizioni pur consapevoli che la Rai investe sul prodotto Sport, e sul calcio in particolare, come diritti televisivi oltre 200 milioni di euro l’anno; i cittadini, pagando il canone, vorrebbero un’ampia e completa visione degli eventi sportivi.

Già l’eliminazione dell’Italia nelle qualificazioni per i mondiali ha rappresentato per la Rai una perdita economica legata alla mancata messa in onda della gare degli Azzurri nella manifestazione più attesa al mondo. Tra l’altro, a spuntarla per i diritti televisivi del mondiale in Russia del 2018 è stata Mediaset, la quale ha affrontato un oneroso investimento pur di trasmettere in chiaro l’evento. Pertanto, le 64 partite del campionato mondiale saranno visibili per la prima volta su una tv commerciale italiana.

È l’epoca delle lotte per i diritti televisivi: Mediaset, che non naviga certamente in acque tranquille visti i non esaltanti risultati ottenuti con la trasmissione in pay-per-view della Serie A, sta comunque cercando di assicurarsi nuovamente la prossima Champions League, impresa non facile vista l’intromissione da parte di Sky. Ad ogni modo, pare ormai presa la decisione da parte della tv del “biscione” di cedere i diritti televisivi alla piattaforma satellitare di Murdock, il quale cederà solo una partita in chiaro.

Per tutte queste ragioni è palese che l’obiettivo del calcio italiano sia incassare tramite i diritti televisivi per i campionati 2018/2021 quanti più soldi possibile. Dopo una riunione tra i principali presidenti dei club più blasonati della massima serie, è stata presa la decisione di confermare il prezzo di un miliardo di euro a stagione. Se tale cifra non dovesse essere raggiunta, tutti i club di Serie A si troverebbero costretti ad aderire al progetto della Lega A, che si affiderebbe a società di distribuzione e produzione, con l’intento di vendere i prodotti televisivi al maggior numero di operatori.

Intanto, il Consiglio federale ha deciso di tornare alle urne il 29 gennaio per l’elezione del nuovo presidente. Sarà l’ultima occasione per decidere chi prenderà il posto del dimissionario Carlo Tavecchio, il quale però non ha alcuna volontà di lasciare definitivamente il mondo del calcio.