Il significato dei simboli natalizi

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LECCE (di Sofia Martella) – Con l’arrivo del Natale le strade delle città si colorano di luci rosse, bianche, gialle; i negozi si riempiono di addobbi esilaranti, nell’aria si sparge la melodia di meravigliosi canti natalizi e, ovviamente, anche le nostre case si adornano con alberi, luci a led o ghirlande offrendoci una sensazione magica nella quale, proprio grazie allo spirito natalizio, riusciamo ad immergerci. Ricompaiono quindi gli incantevoli simboli natalizi, dei quali qui di seguito elenchiamo i più noti per scoprirne il significato.

Il Presepe Il presepe è forse il simbolo più importante per i cattolici. Nei racconti degli evangelisti Luca e Matteo, che descrissero la Natività, c’è il mistero immenso di un Dio che sceglie di farsi uomo per scendere tra i suoi Figli e condurli alla Salvezza, il tutto racchiuso in un avvenimento apparentemente comune, nella sua semplicità, come la nascita di un bambino in una notte stellata.

Albero di Natale L’albero di Natale è invece di origine pagana. Simboleggia il rinnovarsi della vita ed è per questo che viene solitamente utilizzato un sempreverde. In epoca medievale i primi alberi di Natale venivano decorati con fiori di carta, frutta fresca e secca, oltre a simboli dell’abbondanza, per richiamare il Paradiso Terrestre e l’albero della conoscenza del bene e del male. Successivamente si iniziò a decorare gli alberi di Natale con le candele, simboli dell’avvento del Salvatore che sconfigge le tenebre del peccato. Inoltre, si iniziò a portarli anche all’interno delle case e non addobbare solo quelli all’esterno delle abitazioni.

Cero natalizio Gesù è la Luce del mondo e la notte di Natale è la notte in cui quella Luce arriva tra gli uomini. Il cero natalizio simboleggia proprio l’Avvento del bambino Gesù come Luce che nasce nel mondo, come indica la liturgia. In Francia ed in Inghilterra tradizione vuole che si accendano tre ceri fusi insieme alla base, che simboleggiano la Santissima Trinità.

Ceppo di Natale Quella del ceppo di Natale è una tradizione antica. Il tronco che brucia nei camini dalla sera della vigilia fino a Capodanno trova origine nella frase della Bibbia “dal ceppo nascerà un virgulto“: Gesù Cristo. Questa tradizione, prima ancora di essere cristiana, era pagana: il ceppo si bruciava durante il solstizio d’inverno, che coincideva con la nascita di un nuovo anno. Due simboli propiziatori: il fuoco, immagine del sole e quindi della vita, e il consumarsi del tronco, che rappresentava il consumarsi del vecchio anno con tutto ciò che di brutto aveva rappresentato. Il ceppo in effetti è il primo avo del più famoso abete natalizio. Accenderlo nelle case è anche segno di ospitalità e accoglienza per la venuta del figlio di Dio. Anticamente a Genova il ceppo era offerto al doge dalle genti di montagna: nella cerimonia pubblica di “confuoco“, il Doge versava sul tronco vino e confetti in segno di abbondanza. In Abruzzo si fanno bruciare tredici piccoli ceppi che simboleggiano Gesù e i dodici apostoli, il vino rappresenta il sangue di Cristo. In Puglia, bruciare il tronco significa distruggere il peccato originale, mentre a Isernia il capofamiglia benedice il tronco con l’acqua santa mentre i familiari gridano “Viva Gesù”.

Corona dell’Avvento La corona dell’avvento ha origine da una tradizione tedesca di epoca precristiana, deriva dai riti pagani della luce che si festeggiavano nel mese di dicembre. Intorno al 1500 si diffuse tra i cristiani, divenendo simbolo dei giorni che precedono il Natale. Il verde dei rami simboleggia la speranza, mentre i quattro ceri simboleggiano le quattro settimane che precedono il Natale. Ogni domenica si accende un cero. La tradizione vuole che ogni cero abbia un suo significato: il cero dei profeti, quello di Betlemme, quello dei pastori e quello degli angeli. All’accensione di ogni cero dovrebbe seguire un momento di preghiera e un canto a Maria.

Rosa di Natale Anche chiamata Rosa delle nevi o Rosa d’inverno, il suo vero nome è “Helleborusniger“. In Inghilterra è considerata il fiore natalizio per eccellenza. La leggenda narra che durante l’offerta di doni al Bambino Gesù, una pastorella vagasse in cerca di un dono da offrire, ma l’inverno era stato freddo e la povera pastorella non riuscì a trovare neanche un fiore da offrire. Mentre si disperava, vide passare un angelo che intenerito dalle sue lacrime si fermò, spolverò un po’ di neve davanti a lei e apparvero delle candide rose, che la ragazza raccolse e portò in dono al Bambinello.

Stella di Natale La tradizione racconta che questo fiore, da sempre legato agli allestimenti tipici del Natale, sia stato in origine il regalo di un bimbo a Gesù. Un 25 dicembre lontano nel tempo, un bambino povero entrò in Chiesa per offrire un dono al Signore proprio nel giorno della sua nascita, ma era talmente povero che poteva portare solo un mazzo di erbacce, ma su quei rametti, di umili origini, al bimbo cadde una lacrima, che per miracolo trasformò quelle foglie in uno splendido fiore rosso: la stella di Natale.

Vischio Pianta natalizia per eccellenza, del vischio ne parlava già Virgilio nell’Eneide. Per le sue virtù magiche, era considerata una pianta divina e miracolosa tanto che era permesso raccoglierla solo ai sacerdoti, utilizzando esclusivamente un falcetto d’oro. Oggi è una pianta di buon augurio, simbolo di pace, che protegge perché incarna lo spirito vitale. Inoltre la tradizione vuole che, se due persone passano sotto il vischio, che in genere si appende sopra le porte delle proprie case, sono costrette a baciarsi.

Ginepro La leggenda narra che la croce di Gesù fosse fatta di ginepro, mentre una credenza popolare vuole che Maria trovasse rifugio proprio tra i rami di questa pianta. Il ginepro era considerato magico, perché si pensava tenesse lontano i serpenti e curasse dal loro morso. Nella tradizione cristiana, questa sua qualità venne interpretata come purificazione dai peccati.

Agrifoglio e pungitopo Entrambe considerate portatrici di fortuna, queste piante si caratterizzano per le loro foglie dure e con le spine, simbolo di forza e prevenzione contro tutti i mali. Le bacche rosse sono il simbolo del Natale, il simbolo della luce e del buon auspicio, una promessa di abbondanza e fecondità per il nuovo anno che comincia. Secondo la leggenda, le foglie spinose rievocano le spine della corona di Cristo e le bacche il rosso del suo sangue.

Arancia Tra le tradizioni legate alle festività natalizie compare inoltre quella di addobbare la tavola con cesti ricolmi di arance. L’arancia, il frutto dell’inverno per eccellenza, concentra infatti in sé il calore del Sole e sulla tavola, per questa ragione, rappresenta il Natale proprio in relazione al messaggio recondito della speranza ed per il suo splendore.

Melagrana Identificato come simbolo della terra, questo frutto rappresenta la rigenerazione della Natura. Gesù viene spesso raffigurato in numerose opere pittoriche con un melagrana tenuta nella mano. Nel suo caso acquisisce il significato simbolico di rinascita, di resurrezione, con l’accezione cristiana data a quel termine.

Babbo Natale Babbo Natale porta i regali ai bambini nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. È assimilabile a diverse figure presenti nelle culture di tutto il mondo, anche se in lui si può individuare particolarmente San Nicola. Il Santo fu vescovo di Myra e compì alcuni miracoli che gli permisero di salvare dei bambini. Solo alla fine dell’Ottocento iniziò a essere raffigurato vestito di rosso e con la barba bianca, mentre nel Novecento le agenzie pubblicitarie americane lo consacrarono all’iconografia che tutti conosciamo bene.

Rudolph, la renna dal naso rosso Questa leggenda americana fu inventata negli uffici di una catena di grandi magazzini americani, la Montgomery Ward, quando nel 1939 si decise di regalare una nuova favola di Natale. Rudolph era una renna come le altre, ma aveva un enorme naso rosso, che purtroppo la rendeva oggetto di scherno ed emarginazione. Ma il simpatico Rudolph entrò nelle grazie del buon Babbo Natale, che la accolse con sé e così le renne, che da sempre erano state 8, diventarono 9…

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