Glass ceiling, il soffitto di cristallo

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Rubrica “vox mulieribus”

LECCE (di Sofia Martella) – È ormai un dato di fatto che le donne ancora oggi subiscano delle ingiustizie anche sul lavoro.

La situazione lavorativa in Italia, come nel mondo, registra costantemente numerosi svantaggi nei confronti delle donne, a partire dalle cosiddette “quote rosa”, molto spesso mutuate in salari inferiori rispetto a quelli degli uomini, fino a questioni legate alla maternità, per non parlare poi delle incongruenze che si verificano sul luogo lavorativo.

Parlando delle quote rosa, già il nome suona come una discriminazione. Potete spiegarmi perché non si chiamano soltanto stipendi?

Dopo la concessione del suffragio universale, si aprono nuovi scenari e nuove tesi all’interno del contesto politico, che portano a far sviluppare nuovi procedimenti mirati ad equilibrare la presenza di uomini e donne nei consigli decisionali: è così che si sviluppano le cosiddette “quote rosa”, al fine di ridurre la segregazione di genere e in particolare a consentire alle donne di sfondare il Glass ceiling.

Circa questa agevolazione si sono sviluppate diverse idee, favorevoli e contrarie. Quelle favorevoli affermavano che il ruolo della donna in ambito lavorativo fosse decisivo e necessario. Quelle contrarie, invece, sottolineavano come questo meccanismo abbia ricadute negative sulla meritocrazia, ovvero riservare un numero di seggi alle donne risulterebbe un’ulteriore discriminazione proprio perché non vengono scelte per le loro capacità, conoscenze e competenze, ma solo per il loro genere. Altri sostenitori affermano di non aver mai trovato donne capaci, meritevoli, con esperienza tale da poter partecipare alla vita politica e sedere ai seggi del parlamento, perché molte donne vengono definite poco ambiziose e poco motivate a ricoprire determinati ruoli.

Certamente ci sono tante donne che fortunatamente lavorano e alcune di queste (anche se in percentuale minore rispetto agli uomini) ricoprono un ruolo di prestigio. Però se dobbiamo essere realisti, quante di queste donne riescono a realizzare tutti i loro sogni e progetti di vita?

Infatti, sembrano proprio essere bloccate ad un livello, molto difficile da superare e ricoperto da un grandissimo pannello di vetro…questo fenomeno si chiama glass ceiling.

Il famoso soffitto di cristallo è veramente faticoso da distruggere. L’espressione fu coniata nel 1978 da Marilyn Loden in un’intervista, circa 40 anni fa, e poi usata nel marzo 1984 da Gay Bryant, fondatrice ed ex-direttrice della rivista Working Woman. Ben presto furono in tanti ad utilizzare questo termine e parecchi pensarono che questo fenomeno fosse dovuto al fatto che spesso le donne preferivano rimanere in casa piuttosto che lavorare.

Oggi, a livello globale, circa il 50% di donne in età lavorativa costituisce una parte della forza lavoro, rispetto al 75% degli uomini.

Sia nei Paesi ad alto reddito sia in quelli a basso reddito molte sono le donne che svolgono lavori domestici, e in più sono impegnate anche in un lavoro retribuito a tempo pieno. Dunque il preconcetto per il quale deve essere la donna in primis ad occuparsi dei figli e della casa non è sparito. Vi sembra normale che se in una coppia, con dei figli, entrambi i congiunti lavorano solo la donna deve occuparsi anche della casa? Il lavoro deve essere ripartito! E non si tratta di essere donne o uomini, ma di mero RISPETTO.

Fortunatamente in alcune famiglie sono entrambi i membri della coppia a svolgere tali compiti, però purtroppo sono veramente poche. Ciò che le caratterizza è semplicemente l’organizzazione, gestita per casa, figli, lavoro e quant’altro.

E qui scusatemi, ma non si tratta di essere femministi o meno, ma solo di essere GIUSTI. Giusti perché non esistono generi umani di serie A e di serie B, non esistono inferiorità, basate tra l’altro su informazioni insensate e prive di verità scientifiche. Mi pare solo che esista una forma di razzismo contro le donne, radicato da secoli nelle menti umane…non vi sembra il momento di eliminarlo per sempre?