Diritto di non essere madri

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Rubrica “vox mulieribus”

LECCE (di Sofia Martella) – “Virgo, Vidua et Mater”. Erano questi i tre prerequisiti per essere una donna modello nel Medioevo, “Vergine, Vedova e Madre”.

Connotazioni che non sembrano essere molto lontane dalla mentalità della società odierna, soprattutto per quanto riguarda l’ultima. Se una donna non desidera avere figli tutti iniziano a porle centinaia di domande sulla causa di questa “assurda scelta” e considerano “strana” questa donna solo perché non aderisce “all’ordinale naturale delle cose”, come se esistesse un ordine che dobbiamo rispettare per vivere felici.

Fatto sta che, nonostante le malelingue continuino a serpeggiare più biforcute di prima, in questa lotta si sono fatti passi da gigante, si pensi alla recente legalizzazione dell’aborto in Argentina, o al diritto riconosciuto dalla nostra costituzione di partorire in anonimato.

Ciò che fa veramente male in realtà non è tanto la differenza tra una donna che è madre ed una che non lo è, quanto piuttosto la mancanza di una libertà femminile negata. Ciò che una donna decide di fare è solo una sua scelta, non deve essere certamente condizionata dal pensiero altrui, perché si tratta della SUA VITA!  Se un uomo decide di non voler essere genitore tutto va bene, perché “l’uomo ha bisogno dei suoi spazi, non è adatto a queste faccende”, ma se invece è una donna a prendere questa decisione si tratta assolutamente di “un atto vergognoso, perché la donna deve essere madre per natura!”.

Spesso capita invece che la donna si senta quasi costretta a non avere figli per il semplice fatto di voler lavorare. Perché si sa… “se sei una donna in carriera non puoi essere madre o viceversa”, “non ti assumerà nessuno sei ha dei bambini a casa”. Di conseguenza una donna, per non incappare nei pregiudizi, si sentirà quasi in dovere, il più delle volte, a rimanere a casa e svolgere le “sue” mansioni. Se poi una donna riesce a lavorare e contemporaneamente ad essere madre, viene immediatamente etichettata come “una cattiva madre”, perché non si occupa in prima persona dei propri figli, ma delega la loro custodia a nonni e babysitter.

Che sia uomo o donna, colui o colei che sceglie lo fa perché sente che è giusto così, che sta bene anche senza bambini e può comunque amarli, però preferisce non averne. È soltanto una scelta di vita, dettata dai propri sentimenti e per questo DEVE ESSERE RISPETTATA.

Diversi sono stati gli interventi su questo dibattito. Uno è rappresentato dal libro Non me lo chiedete piùdell’attrice, regista e conduttrice Michela Andreozzi, da cui è stato tratto l’omonimo film.

Nella dedica iniziale l’autrice scrive: “A mio marito Max e alla nostra minuscola, perfetta famiglia”. Nel libro è messo in luce come questo importante diritto spesso non sia riconosciuto, se sul posto di lavoro non ti accettano se sei madre, per cui una donna su cinque non ha figli. “La pressione sociale è un vero e proprio mobbing -si legge- fatto di giudizi, paragoni, allusioni, confronti e sfide. È possibile non avere figli, ma non ti è permesso rifiutare l’idea. Dire “io non ne voglio, grazie” è difficilissimo”.

Donne dette childfree (perché non vogliono un bambino) diverse dalle childless (che non possono averne), che si sentono lasciate in disparte dai genitori, dai compagni, dagli amici. Con un viso triste e impaurito quando devono confessare soltanto che vogliono essere se stesse.

Tutte le donne hanno il diritto di essere felici, con o senza figli.

 

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