Debunking: contro la disinformazione

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LECCE (di Francesca Alfieri) Il debunking, o demistificazione, è “un servizio che combatte la disinformazione dilagante”; così lo definisce Michelangelo Coltelli, uno degli esperti italiani più conosciuti in questo ambito, nonché cofondatore del sito BUTAC (Bufale un tanto al chilo). Fu il giornalista statunitense William Woodward a coniare il neologismo, utilizzandolo nel libro “Bunk” del 1923 per riferirsi all’atto di eliminare le fandonie dalle notizie.

Quello di smascherare dati menzogneri che fanno leva sui nostri bias cognitivi è sicuramente un ruolo sociale fondamentale in un’epoca in cui le informazioni che leggiamo sono numerosissime. Infatti il debunker si muove in campi disparati fra cui la politica, la comunicazione aziendale, le teorie del complotto o le pubblicazioni scientifiche.

Negli ultimi mesi ad esempio, come scrive Paolo Attivissimo, fondatore del blog Il disinformatico, il debunking ha mostrato la sua importanza impedendo che il movimento dell’antivaccinismo venisse promosso al Tribeca Film Festival di Robert De Niro tramite il documentario Vaxxed.  Tale film è stato realizzato dal medico britannico Andrew Wakefield, radiato per aver inventato risultati che legavano la vaccinazione all’autismo con lo scopo di lucrare su un vaccino alternativo.

Sicuramente lo sbufalatore deve saper usare strumenti di indagine moderna; adottare un metodo rigoroso che dai fatti conduca alle conclusioni; analizzare informazioni tecniche di foto, video e documenti e risalire alle fonti originali; comprendere le lingue straniere; orientarsi sui social; lasciare traccia in modo trasparente del suo operato affinché chiunque ne possa verificare l’attendibilità.

Oggi tutti dovremmo provare ad informarci criticamente e a fare ricerca approfondita prima di credere a ciò che scorre sotto i nostri occhi. Questi sono alcuni siti utili per indagare sulle notizie:

archive.org

wolframalpha.com

tineye.com

picodash.com

 

 

 

 

 

 

 

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