Calchi di due uomini presso Civita Guliana

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LECCE (di Francesca Alfieri) Negli ultimi giorni alcuni scavi, condotti dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con la Procura di Torre Annunziata per scongiurare l’azione dei tombaroli, hanno portato ad un importantissimo ritrovamento in una villa suburbana presso Civita Giuliana, località vicino Pompei.

Nel 1900 nella stessa lussuosa abitazione che dominava il Golfo di Napoli e di Capri erano state condotte delle ricerche dal proprietario del podere, il marchese Giovanni Imperiali. Tuttavia egli, dopo aver fatto interrare gli ambienti interessati, non aveva lasciato la giusta documentazione.  Sempre presso la medesima villa nel 2018 sono stati rinvenuti i resti di tre cavalli di razza raffinatamente bardati e recentemente un muro affrescato con un fiore bianco e il nome di una piccola mummia.

Gli ultimi scavi hanno interessato il vano di un criptoportico lungo oltre 50 metri che nell’architettura dell’antica Roma aveva la funzione di basis villae. Qui gli archeologi  hanno trovato i corpi di due fuggitivi travolti nel 79 d.C. dal materiale piroclastico emesso con l’eruzione del Vesuvio e deceduti per lo shock termico. Essi con l’aiuto dell’autopsia sono stati ricondotti ad un quarantenne alto circa 1,62 metri avvolto in un mantello di lana e  al suo schiavo più giovane, la cui  condizione è stata determinata da una serie di schiacciamenti vertebrali, segno di lavori pesanti.

I corpi sono riemersi dalle ceneri grazie all’antichissima tecnica dei calchi di gesso. Essa prevede di eseguire una colata di gesso liquido nelle cavità nel materiale vulcanico lasciate dai corpi decomposti e, dopo la solidificazione del gesso, di rimuovere il terreno circostante. I calchi ottenuti in questa maniera sono ricchi di dettagli e consentono addirittura di catturare le vene sulle mani e le piccole pieghe delle vesti.

 

 

 

 

 

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