Assemblea d’Istituto: contro ogni discriminazione

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LECCE (di Sofia Martella) – Nella mattinata di oggi 29 gennaio 2021, il nostro liceo ha trattato, durante la consueta assemblea, una tematica che tocca da vicino la realtà in cui viviamo: le discriminazioni. Che siano razziali o di genere, esse, come tante altre forme di assedio sociale, hanno un’unica matrice, l’odio.

Noi studenti, grazie alla nostra dirigente Prof.ssa Loredana Di Cuonzo, abbiamo avuto la possibilità di discutere tale argomento con due donne in particolare: Espérance Hakuzwimana Ripanti e Cathy la Torre.

Nella prima parte dell’assemblea abbiamo incontrato Espérance, giovane attivista e scrittrice. Lei ha scelto di raccontarci la sua esperienza nei confronti dell’odio razziale e di come le sue paure si siano mitigate soprattutto grazie all’arte dello scrivere.

E poi basta” è il suo primo libro, pubblicato nell’ottobre del 2019. Non si tratta di un romanzo, poiché in esso convivono tanti tipi di stili. Nelle sue pagine rivela il vero significato del nascere e crescere come nera, come membro di una minoranza. Grazie a questo libro ha potuto incontrare tante persone con esperienze di vita simili e si è avvicinata di più alle sue origini parlando con altre persone di colore, “colorando la libreria” come simpaticamente ha affermato.

Ci ha detto: “Il libro l’avevo già scritto, durante la fase dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’università”, a dimostrazione di come questo libro sia una realtà, improntata ad inviare un messaggio di forza a tutti coloro che si impegnano nella lotta contro le disuguaglianze. Inoltre confessa di averlo scritto non solo per lei, ma per tutti gli italiani afro-discendenti.

Ciò che ha fatto nascere in lei la voglia di diventare un’attivista è un episodio avvenuto nell’estate del 2018, quando ci fu un attentato in America: un uomo per le strade sparava, per sfogare la sua rabbia contro le persone nere. Questa notizia per lei è stata una ferita che non è facile da eliminare, perché “atti di razzismo tra le persone vicine era abituale, ma vederle in tv è una cosa che rimane sottopelle”.

Da quel momento si è impegnata a diffondere diverse notizie tramite i social, soprattutto sulle discriminazioni razziali, è scesa in piazza con alcuni amici per eseguire flashmob, parlare con le persone e ascoltarle affinché quel continuo assedio a cui era sottoposta potesse essere placato.

Da quando aveva dodici anni voleva frequentare la scuola Holden di Torino, una scuola di scrittura. Lei ha sempre amato la letteratura, leggere, ma soprattutto scrivere. Al momento di scegliere la scuola superiore voleva frequentare un liceo classico, ma tutti le consigliavano di iscriversi ad un professionale, perché non la consideravano all’altezza di fare ciò che amava di più.

Crescere come un puntino nero, in mezzo a tante persone bianche, mi faceva sentire in dovere di fare di più per sembrare uguale agli altri”. Si è sempre sentita così, e ciò ha contribuito molto ad abbassare la sua autostima, come lei stessa afferma. Tanto è vero che, dopo aver frequentato un anno alla facoltà di lettere dell’università di Brescia, decise di andare via da quel paesino e trasferirsi come fuorisede a Trento. Poi, contro il volere di tutti, scelse di provare a fare il test per accedere nella scuola Holden. Venne presa e il suo sogno si coronò, ma invece di iscriversi al corso di scrittura, scelse quello di giornalismo “per stare in una via di mezzo”.

Brescia è luogo dove è cresciuta dopo l’adozione avvenuta alla tenera età di tre anni. “Mi faceva storcere il naso sentirmi unica in un luogo in cui mi sentivo a mio agio”. “Essere figlia di persone meridionali emigrate a Brescia significava sentire discriminazioni di ogni tipo, come per il cognome”. Sono questi i pensieri che ci ha riferito, ripensando ad un luogo che quasi non la faceva sentire veramente a casa e di come persino i vicini, che erano leghisti, la guardavano con cattivo occhio.

Uscivo ubriaca da quelle lezioni” ha affermato parlando della scuola, sottolineando la bellezza di questa e l’eccellenza dei professori che le insegnavano le arti del mestiere giornalistico.

Dopo aver studiato nell’omonima scuola, ha lavorato prima in una libreria (amava il potersi confrontare con le persone per discutere di libri), e poi per un periodo come cameriera, perché “se scrivi, vieni pagato solo se sei Elena Ferrante” dice Espérance con ironia, ricordando un periodo un po’ triste, in cui voleva solo ritornare ad essere quella ragazza seduta a terra, con le gambe incrociate e con un libro in mano.

Per lei ciò che è fondamentale è ascoltare, è la chiave della comunicazione. “Bisogna passare il microfono, anche se richiede tanto sforzo”, soprattutto perché quando si parla di razzismo non si deve pensare che tutti i neri abbiano vissuto le stesse esperienze. Così facendo si compie un atto discriminatorio molto grave, perché si considerano queste persone come delle x, identiche fra loro.

Giugno 2020 è stato per Espèrance una boccata d’aria, perché vedeva tutte quelle persone, giovani e adulte, manifestare per l’ingiusta morte di George Floyd. È stata una bella esperienza accorgersi di come queste persone si ascoltassero a vicenda e non accettassero quel famigerato concetto del “privilegio bianco”.

Nella seconda parte dell’assemblea, invece abbiamo incontrato Cathy la Torre, attivista e avvocata, impegnata soprattutto nella lotta alle discriminazioni, che riguardano in particolare la comunità LGTB.

Esperta in diritto antidiscriminatorio e digitale, ci ha esposto che cosa caratterizza questi due mondi della legge.

Per quanto riguarda il primo, è stava evidenziata la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale e, a tal proposito, ha spiegato da dove nasce la discriminazione, dicendo che le persone pensano che l’orientamento sessuale o l’identità di genere sia una scelta, e come tale deve essere pronta ad essere discriminata. In realtà non si tratta di una scelta, perché di chi ci innamoriamo non lo decidiamo noi.

Inoltre ci ha spiegato che non esiste un’età per capire da chi siamo attratti. Ci sono persone che lo capiscono a sette, otto anni e chi da adulti.

Per quanto riguarda il diritto digitale, invece, sono stati trattati temi che riguardano l’hate speech, con esempi legati al linguaggio antisemita, razzista o di incitamento all’odio e al suicidio, come è avvenuto sul famoso social Tik Tok, tramite alcune challenge. Questi comportamenti sono dei reati puniti legalmente con la galera.

Altrettanto spregevole è utilizzare il Black Umor come scusa per offendere. Il Black Umor non è semplice satira, ma vera discriminazione. Ad esempio le femministe “scherzando” vengono definite “nazifemministe”.

Inoltre, sempre riguardo il linguaggio, è stata sottolineata l’importanza del distinguere un uomo, una donna o un non binario in base a come si sentono queste persone. Infatti considerare il genere maschile, nei nomi al plurale, come neutro è sbagliatissimo. Quindi, se comunemente per indicare una moltitudine di persone diciamo “tutti”, dovremmo dire “TUTTU” per distinguere i diversi generi.

Lei ha raccontato di un processo che ha seguito in nome di alcune donne che volevano essere chiamate architette. Siccome questo non era concesso, si sono rivolte all’Ordine degli architetti e hanno vinto la causa.

Sono stati due incontri molto interessanti grazie ai quali sicuramente abbiamo imparato tanto su argomenti di cui è bene parlare.

Noi studenti ringraziamo le nostre ospiti per averci offerto la loro disponibilità e averci raccontato le loro esperienze, e anche la nostra Preside per questa bellissima opportunità.

 

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