La Lanterna azzurra si tinge di rosso…

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ANCONA, 8 dicembre (di Elena Sofia Venturi, III C)  – Panico in discoteca. La ‘Lanterna azzurra’ accoglie il concerto di uno dei rapper più amati del momento, Sfera Ebbasta. Qualcosa va storto. Il bilancio finale parla di 5 morti e 120 feriti.

La festa di Corinaldo, organizzata da 5 scuole superiori, si trasforma nel set di un film horror. La musica che unisce è la stessa che ha spezzato queste giovani vite? Intanto, la Procura di Ancona indaga per omicidio colposo plurimo.

Quante volte i nostri genitori ci hanno trattenuti con lunghe ramanzine riguardo i rischi che comporta l’andare in discoteca? Quante volte abbiamo ricevuto le loro chiamate preoccupate mentre ballavamo sul nostro pezzo preferito? E quante altre volte abbiamo dovuto tranquillizzarli elencando, in ordine alfabetico, i nomi degli amici con i quali saremmo usciti? Quante volte ci è stato imposto un orario e quante lo abbiamo infranto?

Certo, noi siamo giovani. Ci sentiamo grandi come il mondo e pensiamo di esserne i padroni. Ci sentiamo invincibili, ci sentiamo forti. Ma siamo solo dei fragili fiori, ancora troppo deboli per opporci al vento.

Le maggior parte delle vittime era di un’età compresa tra i 14 e i 16 anni; sarebbero potuti essere nostri compagni di classe. Saremmo potuti essere noi. E allora sono da condannare per la scelta audace di volersi divertire per una sera? Sono da condannare i genitori, troppo accondiscendenti verso i desideri dei figli? O gli organizzatori che hanno portato a termine questo notevole progetto scolastico? O, ancora, gli addetti del locale che avrebbero dovuto garantire la sicurezza?

Già, la sicurezza… La stessa che noi cerchiamo nei locali quando scegliamo di essere circondati dal nostro gruppo. La stessa che nostra madre e nostro padre ci insegnano sin da quando siamo in fasce:Non avvicinare la mano al fuoco o ti brucerai” è la massima che riecheggia ancora oggi nelle nostre orecchie, ma noi no, testardi, siamo sempre stati attratti da quella fiamma e non abbiamo saputo credere alle parole di chi ne sapeva più di noi.

Questa volta però non è stata colpa nostra. Questa volta, cari genitori, noi abbiamo rispettato le regole, sono stati i grandi a infrangerle. Porre il denaro al pari di una vita è un atto spregevole, ma arrivare al punto di preferirlo rende un uomo indegno. Indegno di essere chiamato “uomo”.

il tragico episodio rappresenta di certo solo la punta dell’iceberg di una prassi nascosta da un mare di omertà. Io so solo che quei ragazzi avrebbero meritato di continuare a vivere perché la musica non uccide, ma lo smisurato desiderio di denaro sì.

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