La morte di una bambina come drastica conseguenza dello smog

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LECCE (di Valentina Anglani) A Londra, nel Regno Unito, nei pressi della South Circular road, nel 2013 muore Ella Kissi-Debrah, di soli 9 anni.

La prima sentenza, avvenuta un anno dopo la sua morte, aveva stabilito come causa del decesso un’insufficienza respiratoria acuta, derivante da una grave forma di asma di cui soffriva da tempo. In seguito a una lunga inchiesta, la corte londinese di Southwork ha invece smentito questo giudizio, sostenendo per la prima volta che l’inquinamento atmosferico ha giocato un ruolo fondamentale nella morte della bambina.

La madre ha dichiarato di non essere stata mai messa a conoscenza del rischio che avrebbe corso vivendo in quella zona così trafficata, sua figlia era stata esposta a livelli di diossido di azoto nocivi per chiunque e ancor di più per lei che aveva già problemi respiratori.

Questa nuova visione sulla morte di Ella fa riflettere su come già parecchi anni fa il livello di inquinamento in America fosse già altamente nocivo e il livello di anidride carbonica presente nell’aria è aumentato progressivamente in maniera esponenziale.

Magari questo tragico riscontro dei rischi che ciò implica nelle nostre vite ci farà rendere conto che le parole urlate dai manifestanti fino ad oggi si stanno concretizzando e che non c’è più tempo per rinviare il cambiamento che ci potrebbe salvare la vita.

 

 

 

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