5 cose da non dire secondo il galateo

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LECCE (di Francesca Alfieri) – Fra le norme della buona educazione, racchiuse nel trattato cinquecentesco “Galateo ovvero de’ costumi” di monsignor Giovanni Della Casa, quelle inerenti al linguaggio sono di fondamentale importanza per la convivenza civile e si dimostrano davvero utili in situazioni scomode. Quotidianamente non rispettiamo alcune di queste regole, poiché ne ignoriamo l’esistenza.

Ecco cinque espressioni che pronunciamo di frequente contravvenendo al bon ton:

SALUTE- Con raffreddore e allergia, lo starnuto è dietro l’angolo e non appena un proprio vicino starnutisce gli si augura “salute!” Sentirselo dire può far piacere, ma potrebbe anche sottolineare l’atto, generando un momento d’imbarazzo. Pertanto, dopo un “etciù”, è meglio far finta di niente, oppure limitarsi a porgere un fazzoletto.

PIACERE- Se è vero che la prima impressione ha un certo peso, mai cominciare a presentarsi dicendo: “Piacere…” Dirlo prima della conoscenza di qualcuno, infatti, sarebbe poco autentico. Preferire un “buongiorno” (o “buonasera” se sono passate le 15:00), seguito dal proprio nome pronunciato in maniera comprensibile, e accompagnare le parole con una stretta di mano decisa.

NON DOVEVI DISTURBARTI- Dopo aver ricevuto un regalo, anche se non incontra i propri gusti, è carino esprimere gratitudine. Per farlo bisogna assolutamente evitare il famigerato “Non dovevi disturbarti”. L’espressione sottintende che il mittente abbia fatto il dono contro voglia o a malincuore e sminuisce il suo gesto. Perciò occorre optare per un sorriso e il classico “Grazie”.

BUON APPETITO- Presso le corti medievali, in particolari ricorrenze, venivano preparati grandi banchetti ai quali potevano prendere parte i servi e i contadini. Probabilmente in queste circostanze il ricco padrone augurava ai commensali di godere dei viveri offerti. Il “buon appetito” è rimasto legato al concetto di favore elargito agli inferiori. Inoltre, data la natura conviviale dei nostri pasti, è fuori luogo invitare gli ospiti a sfamarsi.

CIN CIN-Ch’ing-ch’ing” è una locuzione di cortesia cinese che significa “Prego, prego”. Il suo suono è stato associato all’allegria delle bevute dai marinai inglesi che, nel Settecento, hanno introdotto l’espressione in Europa. Nel nostro Paese questa è pronunciata prima di un brindisi, perché ricorda il rumore provocato dallo tocco tra calici di cristallo. Tuttavia, conviene non utilizzarla, poiché in Giappone ha un’accezione differente.

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