Giornata della Memoria: questo è stato

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Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:

considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

LECCE (di Sofia Martella) – Sofferenza, devastazione, ingiustizia placate nel giorno in cui il mondo le conobbe con i propri occhi: il 27 gennaio 1945.

In questa data il cancello del campo di sterminio di Aushwitz venne aperto alla libertà, grazie alle truppe sovietiche, riportando dignità e umanità a persone che ormai le avevano dimenticate.

Uomini, donne e bambini ridotti a numeri, suddivisi in categorie. Privati della dignità e della vita. Il compito principale dei nazifascisti era imbestialire queste persone.

“Bisogna impedire a questo cervello di pensare”

Era questo il concetto base che vigeva nei lager. Rendere sovrana solo la pura razza tedesca, tutto il resto era da buttar via. E così fu: corpi bruciati nei forni crematori, anche da vivi; camere a gas, che si fingevano docce, con il compito di sprigionare disinfettanti letali; letti che erano solo piccole casse di legno; corse da un bunker all’altro da nudi, con il freddo che impietriva anche l’aria, solo per lasciare una scheda ed essere sentenziati con un sì, “vivi” o con un no, “muori”; rasati a zero e derubati di ogni bene, anche dei figli; costretti ad assumere il bromuro, per frenare ogni stimolo; sottoposti a torture ed esperimenti scientifici; obbligati a sopravvivere senza acqua né cibo; sottoposti a continui sforzi, fisici e mentali; “dovuti” a raccogliere e accalcare in un angolo del campo i corpi ormai martorizzati dei compagni.

Questa è solo una parte dei crimini imposti alle vittime della mostruosità umana. Per i prigionieri la lotta alla sopravvivenza avveniva anche tra di loro, in gesti come rubare un cucchiaio o un duro pezzo di pane per nutrirsi. Addirittura se arrivava un compagno molto alto, gli altri volevano che fosse sterminato subito, perché occupava troppo spazio nel lettino. L’unico atto di fratellanza che si verificava era spogliarsi uno davanti agli occhi dell’altro, per guardarsi il torace, i fianchi, le gambe e rendersi conto di come erano stati ridotti, giorno dopo giorno.

Il lavoro rende liberi”, frase posta all’ingresso del campo di concentramento, è la più grande bugia del secolo, perché queste persone tutto videro, tutto sentirono, fuorché la libertà.

Primo Levi ricorda che quando arrivò per la prima volta nel lager, si accorse che nevicava. Questo tipo di neve però non l’aveva mai vista in vita sua, perché era gialla. Si scoprì infatti che non si trattava di semplice neve, ma della cenere dei corpi appena bruciati.

Durante il processo di Norimberga, le SS si giustificarono, con aria fiera, dicendo che loro avevano eseguito soltanto gli ordini, anche in maniera impeccabile…solo una parola c’è da dire, VERGOGNA.

Di questo sentimento, purtroppo, si pentirono senza motivo coloro che furono deportati, come lo stesso Levi, che dopo alcuni anni dalla tanto sperata liberazione, si suicidò.

Gli unici a doversi vergognare sono soltanto le bestie che hanno compiuto questa strage, e soprattutto quelle che scapparono da vigliacchi. Insieme a questi, nel circolo della vergogna, seguono tutti coloro che negli anni pensarono che il nazismo e la Shoah fossero un’opera giusta, e i negazionisti, passati e odierni, che con molta tranquillità e fermezza continuano a negare quel che è stato.

Ciò che fa subito capire che le SS erano tutte bestie, è proprio la risposta che diedero al processo di Norimberga, perché, come dice anche la nostra Costituzione, se un soldato si ritrova a dover eseguire ordini che non sono in linea con l’etica morale e la responsabilità, è dovuto a non rispettarli. Se questo decide di compierli ugualmente, allora è colpevole.

“Ribellatevi, riscattatevi dalla schiavitù mentale”

Era questo il messaggio di Bob Marley, portatore di solidarietà e fiero oppositore delle discriminazioni sociali, politiche e razziali. Un messaggio immortale, teso a distruggere ogni barriera mentale che, se non riusciamo a sconfiggere, ci può rendere artefici di crimini penosi.

È stata proprio quella schiavitù mentale, quel male radicato nelle popolazioni a provocare l’Olocausto e, insieme a questo, tanto altro dolore.

Ricordate quel che stato, e se ricordare non basta, ribellatevi, affinché tutto ciò non avvenga mai più.