E la sabbia? Scarseggia

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LECCE (di Valentina Anglani) Si parla spesso dell’eccessivo consumo di acqua e delle gravi ripercussioni che esso ha sul nostro ambiente, ma quanto ci preoccupiamo per la sabbia? Questa è la seconda risorsa più sfruttata al mondo, 15 miliardi di tonnellate l’anno e il numero è in continua crescita.

Gli impieghi della sabbia sono innumerevoli, primo tra tutti la produzione di calcestruzzo, che è di circa 30 miliardi di tonnellate l’anno, da cui deriva un importante commercio internazionale di sabbia per calcestruzzo, accompagnato da un commercio a nero scaturito dall’estrazione illegale dai fondali marini. Un altro uso della sabbia è la fabbricazione del vetro, che ne utilizza circa 100 milioni di tonnellate annue, o anche la frantumazione delle rocce che tengono intrappolati petrolio o gas naturale. La sabbia è utilizzata inoltre per gli stampi in cui sono versati i metalli fusi, per la produzione del silicio, di pannelli solari, ma anche di dentifrici e chip per computer.

Sembra quasi una risorsa illimitata, invece non lo è. La sabbia è una risorsa rinnovabile, che si genera però a seguito di un lentissimo processo di erosione delle rocce, trasportata dai fiumi per raggiungere l’Oceano in un periodo dai cento ai mille anni, non è quindi al passo con la nostra fretta di estrazione e produzione.

La Cina ha la più grande miniera di estrazione al mondo ed è inoltre il paese in cui viene consumato circa il 60 per cento della sabbia estratta in tutto il pianeta. Questo esagerato sfruttamento però porta a conseguenze gravi all’ambiente, già evidenti lungo le nostre coste sempre meno ricche di sabbia e circondate da lidi e abitazioni artificiali, spesso abusivi.

Non sarebbe dunque il caso di regolamentare e gestire in modo più efficace l’estrazione di tale risorsa?

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