Era il 10 dicembre dello scorso anno quando Collegio dei docenti del nostro Istituto Comprensivo approvava la proposta dell’intitolazione della scuola alla dottoressa Valeria Solesin, vittima dell’attentato terroristico internazionale del 13 novembre a Parigi. Una proposta immediatamente condivisa e fatta propria dall’Amministrazione comunale di Squinzano e poi dal Prefetto  di Lecce. Ma perché l’intitolazione della scuola proprio a Valeria Solesin? Emotività e, dunque, decisione affrettata per una giovane vita strappata drammaticamente e brutalmente ai suoi sogni, oltre che alla sua meravigliosa famiglia? La nostra  è stata una decisione sicuramente dettata dal cuore, dai sentimenti, dal dolore per quei drammatici, folli, momenti dove sembrava che la violenza cieca, l’odio assassino, dovessero prevalere su tutti e su tutto ma vi è di più.

Valeria è molto di più. Valeria Solesin rappresenta il simbolo di una generazione, quella nostra migliore gioventù che non si arrende davanti alle mille difficoltà di una società distratta, disillusa, spesso egoista e rinchiusa nelle proprie diffidenze. Una gioventù in lotta perenne per una scelta e un percorso di dignità professionale in un periodo complicatissimo per i giovani. Valeria va oltre. In un percorso di studi eccellenti, riesce a coniugare e conciliare il sacrificio, l’impegno culturale, con la solidarietà. Crede negli altri, è seme e, nello stesso tempo, seminatrice di pace fra i popoli. Si fa apprezzare all’estero ma anche fra i volontari di “Emergency”. Affronta le difficoltà sempre con la dolcezza di un sorriso, quel sorriso che nessuna mano assassina potrà mai cancellare dalla mente e dal cuore. È la figlia che ogni papà e ogni mamma avrebbero voluto avere. E Valeria era figlia di una famiglia speciale. Due genitori appartenenti al mondo della scuola ed ai suoi valori. All’indomani della tragedia mamma Luciana e papà Alberto hanno dato una lezione di civiltà

Insieme all’immenso dolore per la perdita della loro adorata Valeria, hanno manifestato tutta la dignità e la forza che possiedono solo le persone che hanno fatto dell’educazione alla pace, alla legalità, ai valori umani una scelta di vita. Educatori in famiglia e nella scuola (il papà Dirigente scolastico e la mamma docente) rappresentano quell’albero ideale attorno al quale sono nati e cresciuti i semi della libertà, della pace, della solidarietà. Un albero che, pur colpito al cuore, continua ugualmente e generosamente a vivere e a donare ai giovani, alle nuove e future generazioni, nell’esempio di Valeria, un messaggio di amore ma, soprattutto, di speranza in un momento così deprimente per le sorti politiche, morali, economiche ed istituzionali della nostra Nazione.

D.S. Cosimo Rollo

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