Il tempo fugge e non s’arresta un’ora…

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LECCE (di Valentina Anglani) Il tempo è da sempre oggetto di riflessione per poeti e filosofi. Esso scorre veloce, fugge inesorabile e non torna indietro. È come un tornado, che ci travolge all’improvviso e non si può arrestare nemmeno per un istante, neanche per vedere cosa ci è rimasto accanto. Bisogna compiere una scelta: correre senza pensieri per non restare indietro, oppure chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.

Sin da bambini si inizia a percepire la crudeltà del tempo, quando si è al parco a giocare e arriva subito la sera o quando si è immersi nella noia e sembra che i minuti non passino mai. Pensare allo scorrere del tempo lascia una strana malinconia, come quando si guardano le stelle e si ripensa al passato e all’impossibilità di rivivere alcuni momenti o di cambiare determinate scelte. Ci si sente quasi paralizzati dal terrore, con un nodo in gola che impedisce ogni pensiero razionale, lasciando spazio solo alla confusione di profumi e canzoni che ci tengono legati ad un istante.

A volte è la paura di sbagliare che ci frena e ci fa sprecare così tanto tempo nella riflessione da farci automaticamente scegliere l’opzione sbagliata. Intere notti a meditare su come è stata impiegata la propria vita e a chiedersi se si è solo “perso tempo”.

Il futuro forse fa ancora più paura del passato, ad un tratto ci si trova dinanzi ad un precipizio e la paura della morte supera anche la certezza di una caduta indolore. Si pensa al tempo che verrà e a cosa andremo incontro, oppure sarà proprio questo continuo pensare al valore del tempo che ci porterà ad apprezzare ogni attimo, vivendolo a pieno e mettendo in pratica l’esortazione oraziana del carpe diem.

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