MATURITÀ  E INVALSI: CAMBIAMENTI ALL’ORIZZONTE

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SI DISSOLVONO  LE PAURE DEGLI STUDENTI: ELIMINATE PROVE  INVALSI E TERZA PROVA DI MATURITÀ .

NOVITÀ  SUL FRONTE DELL’ISTRUZIONE. LA “BUONA SCUOLA” APPORTA ALCUNE NOVITÀ

AGLI ESAMI DI TERZA MEDIA E DI MATURITÀ .  “L’ITALIA E’ AVANTI NEL PANORAMA INTERNAZIONALE SUL TERRENO DELL’INCLUSIONE, L’ EUROPA GUARDA ALLA NOSTRA ESPERIENZA, – AFFFERMA LA FEDELI – MA SIAMO INDIETRO SUL TERRENO DEI LAUREATI”.

I ragazzi dell’ultimo anno delle scuole medie secondarie di primo e secondo grado possono tirare un sospiro di sollievo:  la notizia che le temute prove Invalsi e la fatidica terza prova vengano tolti è fondata. Ma cosa cambierà effettivamente negli esami?

Vediamo con ordine quali sono le novità che entreranno in vigore dopo l’approvazione definitiva della riforma.

Il nuovo esame di maturità vedrà scomparire la terza prova: il test, ricordiamo, consisteva (e consisterà ancora per la maturità 2017) in una prova pluridisciplinare molto temuta dagli studenti, proprio per la varietà di discipline contenute. L’esame comprenderà comunque lo svolgimento di una prima prova di Italiano, una seconda relativa alle materie di indirizzo, per cui si avranno molte possibilità diverse a seconda del tipo di istituto frequentato. La riforma della Buona scuola ha reso inoltre  obbligatorio il percorso di Alternanza Scuola Lavoro che consiste in un periodo di tirocinio di 400 ore obbligatorie per gli ITIS(Istituto Tecnico Industriale Statale) e 200 per i Licei. Il valore di questo percorso sta nella discussione sull’esperienza svolta e nel giudizio da parte della commissione sulla stessa, che concorre di conseguenza al voto finale.

Tra le novità vi è anche l’obbligo di sostenere la prova INVALSI, assegnata agli studenti durante l’ultimo anno. Essa consiste in un test su tre discipline (matematica, italiano e inglese) che verifica le conoscenze e le abilità degli alunni, nonché la qualità complessiva dell’offerta formativa.

Le novità, per di più, riguarderanno i crediti accumulati durante il triennio e i punteggi assegnati ad ogni prova : 60 punti equamente distribuiti tra le due prove scritte e il colloquio orale ai quali si aggiungono i 40 punti del credito scolastico. In sede di scrutinio finale sarà il consiglio di classe ad attribuire il punteggio maturato nel triennio fino ad un massimo di 40 punti, di cui: 12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto anno.

Le commissioni saranno ancora  miste, questo resterà immutato: si avranno tre commissari interni e tre commissari esterni, nonché un presidente di commissione che probabilmente avrà garantita una formazione apposita.

Anche se secondo il ministro dell’Istruzione Fedeli l’Italia è all’avanguardia nel panorama internazionale e l’Europa guarda i nostri metodi, nel resto del mondo l’organizzazione degli esami finali è ben diversa dalla nostra.  

In Francia  l’esame si svolge in 2 anni: nel penultimo e nell’ultimo anno gli studenti vengono valutati in  discipline diverse e i risultati  conseguiti concorrono tutti all’esito finale. Il dato che richiama l’attenzione – specialmente alla luce di quanto invece si registra in Italia – è che solo il 60/70% degli studenti supera le prove d’esame.

Anche l’ Inghilterra ha un diverso modo di  strutturare  gli esami. Il 20/30% del voto è composto dall’andamento scolastico e l’esame verte su 3 materie  che variano in base all’università che gli studenti frequenteranno una volta finiti gli studi.

In Germania invece il voto finale è in base ai voti degli ultimi due anni e quasi il 100% degli studenti supera l’esame.

In Spagna, infine, l’esame finale di maturità coincide con l’esame d’accesso all’università.

Fuori dall’Europa,  gli Stati Uniti d’America non prevedono un vero e proprio esame come da noi, e il voto finale degli studenti si basa sull’ottenimento di crediti. Ogni “credit” corrisponde ad  un’ora di lezione al giorno per una settimana di 5 giorni e per la durata di 36 settimane.

  Ma la riforma non prevede novità solo per gli esami di maturità. Anche gli studenti delle scuole secondarie di primo grado possono tirare un sospiro di sollievo: dal 2018/2019 non dovranno più affrontare le temute prove Invalsi.  Per quanto riguarda l’ultima delega – “Valutazione e certificazione delle competenze degli studenti” – dovrebbe essere confermato che i test Invalsi non faranno più parte delle prove dell’esame di Terza media. I test saranno effettuati prima del termine dell’anno scolastico su tre materie: italiano, matematica e inglese. Il punteggio conseguito entrerà nell’attestazione delle competenze. Le prove scritte e il colloquio rimarranno sostanzialmente identici, ma saranno collegate al profilo finale. Il presidente della commissione sarà lo stesso dirigente scolastico. L’esito finale dell’esame sarà deliberato dalla commissione con l’attribuzione di una lettera, da A a E, che sostituirà i voti. Inoltre la media del secondo quadrimestre non avrà più valore ai fini del voto finale.

di Virginia DE GIORGI

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