“L’Uomo del Labirinto”, lo psicothriller di Donato Carrisi

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LECCE (di Letizia e Lucrezia Prete) – “Una ragazza scomparsa e ritrovata. Quindici anni senza notizie, senza un indizio, una speranza. Quindici anni di silenzio. Un incubo lunghissimo, che si è concluso in modo felice e inaspettato. Perché nessuno, sarebbe stato in grado di immaginare che Samantha Andretti fosse ancora viva. Un uomo senza più nulla da perdere. La caccia al mostro è iniziata. Dentro la tua mente”.

È questo il movente di Donato Carrisi, scrittore di Martina Franca che, con “L’uomo del labirinto”, ha portato al cinema il 30 ottobre scorso il ribaltamento del suo ultimo romanzo (Longanesi Editore) in produzione cinematografica e la sottoscrizione della sua seconda regia: un thriller psicologico con un cast d’eccezione che si svolge su più gradi di sviluppo, lasciando lo spettatore meravigliato, sconcertato e rabbrividito. Carrisi aveva avuto il suo folgorante esordio dietro la macchina da presa con “La ragazza nella nebbia”, datato 2017, e tratto anch’esso dall’omonimo romanzo.

Ne “L’Uomo del Labirinto” si racconta la storia di Samantha Andretti (interpretata da Valentina Bellè), una studentessa di 13 anni, divisa tra scuola media, amici e primo amore concretizzato tra i banchi di scuola. Ma quella che è la vita consueta di una tredicenne, all’improvviso subisce una aspro impedimento: Samantha un giorno scompare letteralmente nel nulla.

A questo punto, Carrisi fa compiere agli spettatori e alla protagonista un salto temporale di 15 anni. Ritroviamo Samantha, ormai ventottenne, in un letto di ospedale che non sa spiegare come sia riuscita a fuggire dallo psicopatico che per 15 anni l’ha tenuta imprigionata in una specie di labirinto nel sottosuolo e come mai sia stata ritrovata in un bosco in stato di shock.

Sulle tracce del misterioso rapitore, frattanto, appare Bruno Genko (Toni Servillo), un investigatore che decide di indagare sul caso affidatogli dai genitori anni prima, ma senza risultati. La protagonista ha una flebo al braccio e una gamba ingessata, confusa, non sa chi è, né per quale ragione si trovi lì, eppure dalle sue labbra fluisce un racconto che è il pilastro di tutto, che è il nostro primo contatto con una presunta verità.

Insieme a lei c’è un profiler, il dottor Green (Dustin Hoffman), il cui compito consiste nell’aiutarla a recuperare la memoria, ingaggiando con la ragazza una caccia al mostro che si consuma non fuori, bensì dentro la sua mente. Inizia così una ricerca che farà emergere tante verità celate, ma soprattutto ci farà vivere una brutalità che sembra quasi inammissibile che possa esistere, e invece è risonante, attuale e fa accapponare la pelle.

Questo film ricorda l’incipit di Alice nel paese delle meraviglie perché, fin dalle prime pagine del giallo, appare un uomo-coniglio, il rapitore, un elemento sempre presente nel corso della storia con la testa bianca da coniglio e gli occhi a forma di cuore. È un film che non ci rivela solo il mistero di Samantha, ma anche quello di tanti altri bambini scomparsi, vittime di un mondo che denota il suo lato più crudele, violento e assolutamente inumano. La parte finale è un incessante sviluppo di turbamenti, di allucinazioni e scambi con elementi narrativi che disorientando lo spettatore, facendolo vagare nel buio, per poi ricucire alla fine, in modo eccellente, due storie equivalenti, una delle quali apparsa, erroneamente, come secondaria.

Il film elaborerà un gioco con lo spettatore e, man mano che la trama si svolge, diffonde dettagli che dovrebbero aiutarci a scovare la verità. Ma esiste davvero un’unica verità? Esistono davvero vittime e colpevoli? L’autore-regista si diverte, con suspense, colpi di scena e sfasature cronologiche, a fomentare nella nostra mente dei meccanismi automatici incontrollabili attraverso luoghi tenebrosi e tetri, labirinto lugubre e opaco e corridoi cupi e foschi, in cui la luce si accende soltanto al passaggio della prigioniera e le porte si aprono per consegnare ricompense (cibo e acqua). A tenere viva l’attenzione e a suscitare una tensione emotiva crescente, calano su ogni sequenza le severe e solenni musiche del compositore e direttore d’orchestra Vito Lo Re, le cui note sembrano sfiorare e inquietare l’ambientazione che al contempo è realistica e poetica.

Una sceneggiatura dunque ben progettata, composta da elementi da ricollegare, che presuppongono capacità di osservazione, attenzione, deduzione e intuito e noi spettatori non possiamo fare altro che seguire la storia, farci trasportare dagli eventi e accettare le regole del gioco (inquietudine, mitologia quasi dantesca, soprannaturale, fiaba, enigmi, orrore), perché a questo atroce sfaccettato universo è necessaria l’illusione.

In conclusione, un thriller psicologico di singolare maestria, coinvolgente, serrato, sorprendente ed inquietante; ma come sospeso in un’atmosfera stimolante e misteriosa, lascia nello stomaco un groviglio di emozioni e sensazioni.

LA SCHEDA DEL FILM:

Anno: 2019
Durata: h 1:30
Data di Uscita: 30/10/2019
Genere:Thriller psicologico
Regia: Donato Carrisi
Sceneggiatura: Donato Carrisi
Paese di produzione: Italia
Tratto dall’omonimo romanzo di Donato Carrisi edito da Longanesi
Distribuito da Medusa Film
Cast: Dustin Hoffman, Toni Servillo, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha, Filippo Dini, Orlando Cinque.

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