La plastica è presente anche nella placenta

0
226

LECCE (di Valentina Anglani) È da tanto tempo ormai che ci interroghiamo sugli effetti che l’inquinamento di plastica possa avere sulla nostra salute. Molti studi avevano trovato tracce di microplastiche nell’aria, nell’acqua e di conseguenza anche negli alimenti che ingeriamo.

Nell’ospedale Fatebenefratelli di Roma e nell’Università politecnica delle Marche i ricercatori hanno trovato per la prima volta presenza di microplastiche all’interno della placenta, parte fondamentale della gravidanza che si può dire rappresenti le radici del feto nel corpo della madre. Lo studio è stato condotto su placente di donne sane, con gravidanze normali, attraverso la microspettroscopia Raman (tecnica di analisi basata sulla diffusione di una radiazione elettromagnetica monocromatica da parte del campione analizzato). Sono state trovate 12 particelle di microplastica di grandezza compresa tra i 5 e i 10 micrometri. Ovviamente non si può individuare l’oggetto da cui deriva questa plastica, ma alcune sembrano essere di natura polipropilenica, tipo di plastica usata soprattutto per imballaggi monouso, di altre non è stato individuato il tipo, ma essendo microplastiche colorate, si sospetta possano derivare da cosmetici, smalti o altri prodotti per la cura della persona.Ciò provoca confusione nel sistema immunitario che riconosce in se stesso qualcosa di inorganico. Non si conoscono ancora le conseguenze per la salute dei bambini che nascono con microplastiche all’interno, però grazie ad altri studi sappiamo ad esempio  che la plastica altera il metabolismo dei grassi e certamente porterà ad un’alterazione di tutto l’organismo.

Arrivati a questo punto, forse anche chi fino ad adesso ha ignorato le urla dei manifestanti sul problema ambientale, dovrebbe avere in coscienza la responsabilità di rispettare le norme di riciclaggio e la tutela dell’ambiente. Continuare a curare i propri interessi economici e sminuire ciò che ormai è un problema su cui non si può tornare indietro, sta portando l’uomo all’autodistruzione.