“Web Junkie” e la dipendenza da internet

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LECCE (di Valeria Leone) – Lo scorso 16 gennaio è iniziato a Park City, nello Utah, il Sundance Film Festival, il più importante e noto festival di cinema indipendente del mondo. Tra i vari trailer quello che ha suscitato maggior scalpore è Web Junkie, che racconta i metodi e le terapie di un centro di riabilitazione per ragazzi “dipendenti da Internet” in Cina.

In particolare, il film mostra alcuni ragazzi all’interno del “Centro per la cura della dipendenza da Internet” di Daxing, alla periferia di Pechino, fondato del 2004 dal professor Tao Ran, uno dei 400 campi cinesi di riabilitazione per questo tipo di dipendenza conosciuta nella letteratura psichiatrica con il nome inglese di Internet addiction disorder.

All’inizio del trailer la telecamera si concentra su un ragazzo che osserva fuori dalle sbarre di una finestra: piange disperatamente e, quando qualcuno gli chiede per quale motivo si trovi in quel posto, risponde: “Ho usato Internet”. Subito dopo, appare una scritta che spiega come la Cina sia stato il primo paese al mondo a classificare questo tipo di dipendenza come un disturbo clinico; viene considerato “dipendenza” l’uso di Internet per più di sei ore al giorno per motivi che non siano di studio o lavoro, riducendo il campo principalmente all’uso di videogiochi online. A differenza del mondo occidentale, dove milioni di adolescenti usano le loro console per i videogiochi, in Cina la maggior parte dei ragazzi si ritrova dopo la scuola in giganteschi “café”, grandi capannoni arredati come Internet point.

Uno psichiatra del campo sostiene che molti di questi ragazzi utilizzino pannolini per adulti per non allontanarsi dallo schermo durante il gioco e che questo tipo di dipendenza non sia tanto diversa da quella di un drogato aggiungendo: “Ecco perché la chiamiamo eroina elettrica”.

Internet è oramai una presenza imprescindibile nella vita di milioni di persone. La possibilità di connettersi e navigare, attraverso diversi dispositivi elettronici, ha modificato profondamente le relazioni umane: da un lato ha migliorato la rapidità della comunicazione, del lavoro, dall’altro può impoverire la complessità relazionale propria della vita non virtuale. L’uso improprio della rete ha creato, nell’ultimo decennio, un numero sempre più crescente di dipendenze virtuali.

La vita trascorsa in internet può arrivare ad assorbire una quantità di tempo tale da condizionare la vita reale: si innescano così meccanismi patologici che condizionano pesantemente le relazioni sociali, la situazione finanziaria e la salute mentale delle persone coinvolte.

Vi sono tre fattori che stanno alla base delle Dipendenza da Internet:

  • Accessibilità: ovvero la facilità con cui oggi è possibile connettersi ad internet tramite pc, tablet, smartphone per ottenere una gratificazione rapida dei bisogni;
  • Controllo: l’elevato livello di controllo e di autodeterminazione che il soggetto può avere sulle attività online induce un potente senso di onnipotenza, che però è virtuale e non reale;
  • Eccitazione: l’enorme quantità di stimoli e di contenuti che si possono trovare in internet portano le persone a sperimentare elevati livelli di eccitabilità. (Young ACE pattern).

smartphoneQuesta triste realtà non è purtroppo lontana da noi, ma riguarda ormai adolescenti di tutto il mondo e quindi anche il nostro territorio. Recenti le testimonianze locali in quanto le comunità terapeutiche stanno iniziando ad accogliere un gran numero di ragazzi per poterli aiutare a superare questo genere di patologia.

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