Razzismo e illeciti sul lavoro

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LECCE (di Valentina Anglani) A La Spezia otto “capi” di lavoro dediti al caporalato, in seguito alle ordinanze della Gdf del Comando provinciale della Spezia, cooperando con Savona, Ancona e Carrara, sono stati messi in custodia cautelare, sette in carcere e uno ai domiciliari.

Gli oltre 150 dipendenti bengalesi di questi uomini firmavano un contratto solo apparente e quando arrivavano sul posto di lavoro, scoprivano che la loro retribuzione sarebbe stata di soli 4 euro l’ora ed erano quindi costretti a restituire metà del denaro che ricevevano secondo contratto. Lavoravano 14 ore al giorno senza riposo e non “avevano diritto” neanche a giorni di malattia; in caso di contrazione del covid-19, non percepivano alcuna retribuzione. Costretti a lavori pesanti come saldatura, stuccatura e verniciatura di yacht e super-yacht, spesso anche pericolosi, nel caso di infortuni sul lavoro erano costretti a fornire al pronto soccorso una falsa motivazione dell’accaduto.

Gli operai sottostavano a questa situazione, spinti dalla necessità di sopravvivenza, che li inducevano ad accettare poco, avendo come alternativa il nulla. Così, pur di sostentare le proprie famiglie e mantenere il permesso di soggiorno, concesso solo con un lavoro stabile, subivano minacce, percosse e offese razziste.

Attraverso alcune segnalazioni e constatando numerose anomalie, i finanzieri sono riusciti a intervenire e bloccare questa forma di sfruttamento. Purtroppo questo è solo uno dei numerosi fenomeni di sfruttamento della manodopera bloccati dal lavoro delle Guardie di Finanza in tutta Italia, senza contare tutti quelli ancora sconosciuti. A dimostrazione  del fatto che ancora oggi lo sfruttamento sul lavoro è ancora troppo diffuso e incentivato dalla situazione precaria di molti italiani e stranieri.

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