L’Italia è in rivolta

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LECCE (di Sofia Martella) – Ormai quasi ogni giorno siamo uditori di nuovi decreti che, purtroppo, non soddisfano tutti, soprattutto coloro che fanno parte di quelle classi lavoratrici maggiormente colpite.

L’Italia dunque si trova a destreggiarsi tra la lotta contro il Covid-19 e i continui scioperi e le irrefrenabili manifestazioni, che vedono uomini, donne, lavoratori e studenti scendere in piazza a protestare con veri e propri scontri contro un governo che sembra non aiutarli completamente.

Al di là del malcontento generato dalla mancanza di denaro, necessario per vivere, i manifestanti sono accusati dell’aumento dei casi positivi da coronavirus che si è registrato nell’ultimo periodo. Se durante l’estate si è puntato il dito contro i giovani, in quanto troppo sensibili alla movida, in questo caso il capro espiatorio diventano coloro che collaborano all’economia del nostro Paese.

Ma viene proprio da chiedersi, perché mai il problema dei contagi si pone solo ora? In effetti la stagione estiva è stata caratterizzata da feste, assembramenti pubblici, bar, ristoranti, teatri, palestre, centri benessere, hotel, zone turistiche sempre aperti, come se niente fosse successo e l’emergenza rappresentasse solo un brutto ricordo. Invece ora, che il turismo è diminuito e arriva l’inverno, improvvisamente molte attività vengono bloccate, le palestre chiuse e le trasgressioni duramente sanzionate. Quindi…dov’è la coerenza?

Ormai il popolo è stanco di sentire e risentire DPCM che non giovano affatto alla comunità. Roma, Napoli, Lecce, Trieste, Torino, Milano sono state culle di scioperanti arrabbiati ed esausti che chiedono solo giustizia nei loro confronti.

Per non parlare poi della scuola. Si va o non si va? Questo è il problema.                         La nostra ministra, Lucia Azzolina, sembra abbastanza confusa sulle decisioni da prendere: prima si parla di apertura totale, poi di didattica mista, poi scuole chiuse, poi nuovamente aperte…sembra proprio di stare al luna park, scendi da una giostra e sali su un’altra.

La ministra però di una cosa è convinta: le scuole non devono chiudere, altrimenti i ragazzi escono di più, non studiano e si contagiano. Questo pensiero pare a dir poco assurdo, perché in primis noi studenti siamo, come tutti, a rischio di essere infettati, e poi non è assolutamente vero che usciamo e non ci dedichiamo allo studio in maniera corretta solo perché ci troviamo in DAD. Fino a prova contraria, durante il periodo del lockdown noi alunni abbiamo dimostrato di essere responsabili e rispettosi delle normative in atto.

Alle regioni è stata data la possibilità di prendere decisioni appropriate in base al numero di contagi presenti.

Proprio in questi giorni si sono verificati degli scioperi da parte degli studenti delle scuole superiori della regione Puglia in vista dell’organizzazione scolastica stabilita dal presidente Emiliano. Lo sciopero ha avuto luogo per questioni legate ai trasporti, ai mezzi tecnologici, all’orario previsto per le lezioni.

Anche noi allievi, come i lavoratori, vogliamo un sistema che ci permetta di svolgere il nostro compito nel modo più agevole non solo per noi, ma anche per i nostri professori, che si ritrovano a dover adeguarsi a decreti che sfortunatamente non li aiutano molto.

L’orizzonte che si intravede negli ospedali è sufficientemente gravoso. Le strutture mediche sono al collasso per via della mancanza di personale adeguato, di apparecchiature e posti letto assenti. Per di più sono continuamente affollati da persone che si recano in queste strutture per sintomi o patologie da niente, curabili perfettamente nelle proprie abitazioni.

Questa problematica era già presente nei tempi precedenti all’epidemia, ma oggi più che mai è bene fare uno sforzo da parte di tutti, a partire dai piani alti della società, per rimediare alle condizioni attuali e ritornare a vivere serenamente.

 

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