L’attualità di Parini

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LECCE  (di Sara Sergio) “Che dall’impuro letto, mandino a i campi ignudi nuvol di morbi infetto” cantava Parini nell’ode “La salubrità dell’aria”, letta nell’Accademia dei Trasformati nel 1759. Ancora prima che la rivoluzione industriale avesse il suo boom anche in Italia, il poeta descrisse ed elencò i gravi problemi che l’aria già aveva: l’assenza di fogne, i liquami versati nelle strade con noncuranza e gli stagni putridi pieni di zanzare portatrici di malaria erano caratteristiche del paesaggio milanese che quotidianamente il poeta vedeva.

Con questi versi Parini denuncia l’avarizia, la pigrizia e l’eccessivo lusso a cui gli uomini milanesi del suo tempo erano soliti ambire, non accorgendosi che non solo danneggiavano i ceti più bassi, ma anche loro stessi.

Questi miravano a coltivare foraggio per i cavalli che trainavano le loro carrozze, inondando campi, danneggiando le altre coltivazioni e contribuendo a diffondere malattie portate da insetti, senza considerare che l’aria diventava insalubre e maleodorante.

Ad oggi, basta volgere lo sguardo allo scorso anno per vedere quanto, durante la prima quarantena, la natura fosse tornata a vivere: cieli più limpidi anche a Milano, dove, è risaputo, i fattori smog ed inquinamento sono diffusi e gravi, le strade più pulite, i fiumi popolati di pesci, le piante tornavano ad avere colori saturi e a dominare marciapiedi e muri di case.

Le sempre maggiori necessità dell’uomo e la ricerca di comodità, l’hanno portato a costruire in luoghi che un tempo erano parchi incontaminati, campagne, prati immensi.

I mezzi di locomozione, la benzina, le fabbriche, i due disastri naturali di Chernobyl e Fukushima, hanno contribuito ad inquinare l’aria che già da decenni versava in condizioni non proprio ottimali.

La quarantena avrebbe dovuto farci aprire gli occhi, farci vedere quanto dei piccoli gesti e delle piccole accortezze bastino a prendersi cura dell’ambiente che ci circonda; tuttavia, sempre più spesso vediamo tantissime mascherine abbandonante per strada che con il vento finiscono nelle campagne, nei mari e poi in bocca ad uccelli, tartarughe, delfini, e tantissimi altri animali, mettendo in pericolo la loro vita.

Parini si appellò al buon senso dell’uomo più di 300 anni fa, tanti non sapevano leggere, tanti studi ancora non erano stati fatti sui gravi problemi che i nostri gesti avrebbero avuto sull’ambiente, ma oggi, quando l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, non possiamo voltarci, ma dobbiamo essere più civili e responsabili.

 

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