L’agognato antidoto 

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LECCE (di Mario Venturi) In questi giorni sono in corso i primi test sull’uomo di una nuova possibile cura per il Coronavirus, ovvero gli anticorpi monoclonali.

Questi, che sono stati sviluppati dalla fondazione senese Toscana Life Sciences grazie al lavoro di una ventina di ricercatori sotto la supervisione del microbiologo Rino Rappuoli, possono costituire una svolta decisiva, quella che tutti con ansia attendevamo, nella grande battaglia al Sars-Cov-2 che il mondo intero sta combattendo oramai da circa un anno. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

L’anticorpo monoclonale si inserisce nel corpo del paziente con una semplice iniezione intramuscolare, fatta in ospedale oppure presso il proprio domicilio. Una volta iniettato il liquido della fiala, saranno sufficienti tre o quattro giorni per guarire e sconfiggere dunque il virus. Poiché gli anticorpi sono sostanze naturali prodotte dal nostro organismo, i ricercatori non hanno dovuto fare altro che selezionare gli anticorpi prodotti dai pazienti guariti, riprodurre in laboratorio quelli più potenti per poi a passare alla produzione industriale che li rende medicinali da reiniettare nelle persone. Si prevede che tali rimedi siano particolarmente efficaci in quanto sono capaci di combattere anche le varianti inglese, sudafricana e brasiliana del virus in questione. Gli esperti hanno previsto che potranno conoscere i dati sulla sicurezza entro un mese, mentre verso maggio-giugno quelli sull’efficacia e, compatibilmente, il farmaco potrà essere messo a disposizione del servizio sanitario nazionale entro l’estate. Sicuramente questo è un farmaco molto costoso, ma data la sua potenza sarà possibile averne dosaggi inferiori a prezzi accessibili, così che possano usufruirne anche i Paesi più poveri.

Dopo la scelta dei tre anticorpi più promettenti e del candidato farmaco, che ora è in fase di sperimentazione clinica, il lavoro di ricerca nei laboratori prosegue, affinché si possano avere sempre maggiori risposte nel percorrere la strada per combattere la pandemia. Pertanto, al di là dei giudizi scientifici, tutto ciò si configura come un messaggio di speranza per la popolazione italiana, stremata e ansiosa più che mai di ritornare all’ormai quasi dimenticata normalità.

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