Halloween: le origini, i riti e le odierne tradizioni

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LECCE (di Sofia Martella) – La maggior parte di noi pensa che la festa di Halloween sia nata in America. In realtà ha origini in Irlanda e la sua storia è molto antica, infatti il suo nome deriva da Samhain, il capodanno celtico. Il termine Halloween (in irlandese HallowE’en), deriva da All Hallows’Eve, dove hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo, quindi la vigilia di tutti i Santi. Oggi l’importanza del termine Eve è evidenziata in espressioni come: “New year’s Eve”.

Questa festa nasce, dunque, nei territori celtici. Il popolo dei Celti era prevalentemente composto da pastori; la loro vita era pertanto dedicata all’allevamento del bestiame e alla coltivazione dei campi. Al termine della stagione estiva i pastori riportavano a valle le loro greggi per prepararsi alla fredda stagione dell’inverno e dare il benvenuto al nuovo anno. Per i celti, infatti, l’anno nuovo non iniziava il 1° gennaio come avviene odiernamente, bensì il 1° novembre, data che segnava la fine della stagione estiva e l’entrata della stagione del freddo e delle tenebre. Il passaggio dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti che caratterizzavano il Samhain, che deriverebbe dal gaelico samhuin e significa “Summer’s end”, cioè fine dell’estate.

In Irlanda la festa era nota anche con “La Samon”, la Festa del Sole. Durante questo periodo, che durava appunto dal 31 al 1° novembre, i frutti dei campi erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità poteva quindi riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Tutto ciò avveniva tramite il Samhain che inoltre aveva la funzione di esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli. I celti attribuivano a questa festa molta importanza e ciò è dimostrabile dalla suddivisione di tali festeggiamenti in tre cicli. Infatti insieme al Samhain, celebravano Lughnasadh (1° Agosto), Beltane (30 aprile o 1° maggio), Imbolc (1°-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre).

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che avveniva in natura: la vita si rinnovava sottoterra, dove riposano tradizionalmente i morti. Per questo motivo si accosta il Samhain al culto dei morti. I celti credevano che la notte del 31 ottobre Samhain chiamasse a sé gli spiriti di tutti i morti, che vivevano nell’eterna giovinezza e in felicità in una terra chiamata Tir na nOg, e che in quella sera potessero unirsi al mondo dei viventi. Durante questa notte si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro, presente al fine di assicurarsi che il sole tornasse dopo un lungo e duro inverno, e inoltre venivano effettuati sacrifici animali.

Un’altra tradizione, nata in Scozia, dice che se le ragazze avessero appeso delle lenzuola bagnate davanti al fuoco nella notte dei festeggiamenti, avrebbero visto le immagini del loro futuro marito. Oppure altre credevano che avrebbero visto il viso del compagno guardando nello specchio mentre scendevano le scale. Dopo la cerimonia, vestiti con maschere grottesche, i celti tornavano al villaggio facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate all’interno delle quali erano poste le braci del Fuoco Sacro. Si narra che durante questa festa i Druidi, sacerdoti degli antichi popoli celtici, lanciassero i gatti nel fuoco, spesso in gabbie di vimini, come parte delle celebrazioni.

In seguito a questi riti, i celti festeggiavano per altri tre giorni consecutivi, mascherandosi con pelli di animali uccisi per spaventare gli spiriti. In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci delle case e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero visitato i propri famigliari, affinché potessero essere soddisfatti e non fare scherzi ai viventi. Da qui deriva appunto l’uso odierno di bussare alle porte delle case dicendo: trick or treat, che inizialmente significava “sacrificio o maledizione” per via del sacrificio che veniva compiuto per soddisfare gli spiriti. Oggi è reso con un significato più goliardico, cioè “dolcetto o scherzetto”.

La festa di Halloween giunse in America grazie ad alcuni emigranti che, spinti dalla terribile carestia dell’800, andarono alla ricerca di nuove terre da abitare. Con l’avvento del Cristianesimo queste festività non sono state del tutto cancellate, ma la religione in molti casi si è sovrapposta ad esse.

Oggi di questa festa è esaltato soprattutto l’aspetto “terrificante”, utilizzando maschere rappresentanti scheletri, mostri o popolari personaggi horror. È dunque un’occasione per divertirsi e uscire dalla quotidianità. Col tempo a questa festa furono attribuiti diversi simboli, dando vita ad una vera e propria tradizione. Il simbolo più comune è la zucca intagliata chiamata Jack o’Lantern e avente espressioni mostruose e all’interno un lume. Questo simbolo deriva da una tradizione presente in Scozia ed in Irlanda, dove era solere intagliare le rape per farne delle lanterne in modo tale da ricordare le anime del Purgatorio. Gli altri elementi si aggiunsero alla tradizionale festa. Ad esempio, i colori che in seguito furono attribuiti alla festa di Halloween sono il nero, il viola e l’arancio. Invece, furono identificati come massimi rappresentanti figure come streghe, gatti neri.

Oggi in molti Paesi, come Francia e Australia, Halloween è visto solo come un’indesiderata influenza americana con fini commerciali. In Cina, invece, è chiamata “Teng Chieh” ovvero “Festival della Lanterna”. In questa festa vengono appese delle lanterne a forma di dragone o altri animali, per strada e nelle case per aiutare gli spiriti a tornare nelle loro dimore terrestri. Lasciano poi accanto alla foto degli antenati cibo e acqua. In Giappone, ad Hong Kong, è invece conosciuta come “YueLan” cioè “Festival dei fantasmi affamati”, durante la quale si accendono fuochi e si offrono cibo e vari doni per placare la furia di alcuni fantasmi che potrebbero essere in cerca di vendetta.

In Italia, in seguito alla conquista romana tali festeggiamenti assunsero un significato completamente diverso dal capodanno celtico: è infatti conosciuta come la festa di Ognissanti, ma è comunque celebrata in maniera profana. In Friuli Venezia Giulia vi è la credenza che il 31 ottobre gli spiriti dei defunti tornino sulla Terra, accompagnati da elfi e folletti, per visitare i luoghi in cui avevano vissuto. Mentre in Calabria la tradizione vuole che siano i poveri a portare messaggi ai defunti perché ritenuti immuni alla morte. Pertanto alle prime luci del mattino del 31 ottobre vengono preparate focacce di pane lievitato cotto al forno dette “pitte collure” in modo che possano fare da tramite. In Sardegna è conosciuta invece come “Is Animeddas” o “Su Mortu Mortu?”. Durante la notte di Halloween è usanza cenare con pastasciutta e lasciarne un po’ nel piatto per “Maria punta boru”, una vecchina che va di casa in casa a bucare le pance se non trova cibo in tavola.

L’Italia, essendo conosciuta anche per la rinomata cucina, presenta alcune ricette da preparare la notte di Halloween. Alcune sono: “le fave dei morti” tipica del Friuli; “il pane dei morti” caratteristico della Toscana; “il grano bollito” originario della Puglia e “i Pupi di zuccaro” propri della Sicilia.

Nel nostro Paese, inoltre, si riuniscono diverse Sette che compiono riti satanici accompagnati da sacrifici animali, in particolare gatti neri. In Abruzzo, ad esempio, spicca un gruppo di adoratori di Satana che si fa chiamare “Ierudole di Ishtar” dedito al sacrificio di animali, specie di gatti e galline. In Friuli Venezia Giulia, invece, operano i seguaci italiani della setta giapponese di Shoko Asahara, che sono soliti riunirsi in spazi aperti e cimiteri che da anni nella notte di Halloween compiono sacrifici. Nella zona di Arezzo, in Toscana, circa 200 persone compiono rituali a base di sangue animale, compresi gatti neri, che vengono sgozzati. Infine la setta più importante, anch’essa dedita ai sacrifici animali, si trova in Lombardia (Varese, Brescia), Piemonte (Asti, Alessandria), a Roma e in Puglia (Brindisi) è denominata “AIDAA, gli amici di Chtulu”.

La Chiesa a questa festa risponde dicendo che tali celebrazioni sono molto pericolose. Diversi esponenti del mondo cristiano, tra i quali noti esorcisti, si sono espressi negativamente in merito a questa ricorrenza definendola uno strumento di propagazione dell’occultismo e della magia. I sentimenti che inconsapevolmente potrebbero maturare nell’inconscio danno vita poi ad azioni violente e visioni distorte della realtà. Anche alcune ricerche online evidenziano presunti poteri di pietre particolari e altre stregonerie varie che potrebbero esporre i giovani all’adorazione del demonio. È dunque compito dei genitori controllare sempre l’accesso al mondo digitale dei figli al fine di proteggerli. Oltretutto, sul piano prettamente religioso e cristiano, Halloween è da considerarsi una palese contrapposizione alla solennità di Ognissanti. In occasione di questa solennità, che avviene il 1° novembre, si glorificano tutti i Santi, considerati unici esempi di vita. È importante quindi non fare confusione tra queste due feste, completamente differenti tra di loro.

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