Ecocene. Per un post-umano tecnopolitico o ecopolitico?

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LECCE (di Letizia e Lucrezia Prete) – L’uomo è diventato una vera e propria forza geologica in grado di modificare l’aspetto globale della Terra. La nostra è un’era estrema. Quali sono i rischi e le mistificazioni? Il 20 dicembre scorso al Liceo Classico “Palmieri” di Lecce si è tenuto un incontro, presieduto dalla prof.ssa Loredana di Cuonzo, Dirigente del Liceo Palmieri, dalla dott.ssa Virginia Meo, Economista e Programme Manager, dal prof. Michele Carducci, Docente di Diritto Costituzionale Comparato di Unisalento e dal Prof. Guglielmo Forges D’Avanzati, Docente di Economia Politica di Unisalento, per presentare il libro dal titolo “Ecocene. Per un postumano tecnopolitico o ecopolitico?” (Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2019).

Il libro, denso e ricco di riflessioni e interrogativi sulla nuova Era, scritto dalla Prof.ssa Santa De Siena, Docente di Filosofia e Storia, è un saggio di ecologia politica strettamente connesso alle scienze teoretiche (filosofia, economia, biopolitica, epistemologia, diritto), a quelle pratiche (etica, politica, società), e poietiche (arti musicali, figurative, tecniche). Antropocene o ecocene? A quale era geologica apparteniamo? L’Antropocene indica, letteralmente, “l’era dell’uomo”, ovvero una fase caratterizzata dall’impronta dell’essere umano sull’ecosistema globale. Tenendo conto dei cambiamenti climatici, dell’erosione del suolo, del riscaldamento degli oceani o ancora dell’estinzione di numerose specie, il “peso” delle attività antropiche sembra evidente. Si evince, pertanto, la necessità di inaugurare il contrappunto all’era dell’Antropocene, e andare oltre l’era antropica che ha visto la supremazia e il primato dell’umano per dare vita all’Ecocene, ossia l’era ecologica dell’egualitarismo ecosistemico, e garantire la cura di tutto ciò che è vita. Per raggiungere questo obiettivo sono indispensabili sia l’economia che la politica. Ma soprattutto è necessario superare lo specismo esclusivo dell’umano e iniziare l’era dei diritti della Madre Terra, aprendoci al riconoscimento del soggetto ecosistema-mondo. Parlare del post-human però non è semplice, le insidie sono tante in primo luogo quelle poste dalle nuove tecnologie del corpo e dall’evoluzione dell’AI.

Virginia Meo, ha focalizzato il suo intervento sulla consapevolezza che l’economia sociale e solidale rappresenta una proposta alternativa al modello dominante economico-produttivo, e intende l’economia non come obiettivo ma come strumento per raggiungere il benessere e lo sviluppo personale e comunitario. Integrando attività economiche incentrate sulle persone, sulle loro comunità e sull’ambiente, l’economia sociale promuove rapporti di produzione più giusti e incoraggia il consumo responsabile modificandone gli schemi tradizionali che hanno danneggiato l’ambiente e prodotto i cambiamenti climatici, per un futuro più solidale e in armonia con la natura.

Michele Carducci, introducendo il discorso sui diritti della natura, ossia il riconoscimento del fatto che i nostri ecosistemi godono di diritti propri, ha evidenziato l’attenzione sull’emergenza climatica che è anche emergenza costituzionale e non soltanto un’ennesima emergenza ambientale. Per il Prof. siamo di fronte ad un’emersione espressiva di un sistema complesso di responsabilità diffuse, su cui il Diritto Costituzionale si dovrebbe interrogare per la mancanza di regole di manipolazione dei cicli energetici della natura fossile. L’estrazione umana della natura fossile, ha segnato il primo impatto innaturale dell’umanità nella produzione di energia, declinato su regole non di convivenza, ma di indifferenza del rapporto tra uomo e natura. Il professore alla fine del suo discorso ha spinto a discutere e a riflettere per scegliere di sopravvivere con la natura viva piuttosto che scegliere di ricevere benessere con la natura morta.

Successivamente, Guglielmo Forges D’Avanzati ha analizzato l’avanzamento tecnico, la cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale o 4.0 (intesa come sintesi di un cambiamento strutturale), le dinamiche della disoccupazione provocate dall’evoluzione tecnologica e i rapporti nord-sud, attraverso un excursus sulla storia economica e politica dei sistemi capitalistici. Ha incentrato il suo discorsosull’economia del lavoro che ha come campo di osservazione lo studio del funzionamento del mercato del lavoro, con particolare riferimento all’individuazione delle cause della disoccupazione e dei meccanismi che sono alla base della determinazione dei salari, sia dal punto di vista teorico che empirico.

Dopo gli interventi degli studiosi, l’autrice Santa De Siena ha concluso il suo intervento dicendo di aver dedicato ai propri allievi e allieve  il libro, poiché le hanno consentito di scoprire quella via di mezzo della conoscenza. L’autrice ha sentito il desiderio di ripercorrere tematiche inerenti i processi di sviluppo globale, con competenze tecniche, giuridiche, economiche e sociali, in una prospettiva non solo storica ed epistemologica, ma soprattutto ecosistemica. Le sole che garantiscono l’acquisizione di elevate capacità di analisi dei fenomeni complessi. Dal suo discorso emerge che dimoriamo in una realtà estrema, dove la tecnologia, impadronendosi della Terra, sta esaurendo i suoi tesori e i suoi servizi naturali. L’imperativo categorico che urge è cambiare il nostro rapporto con la Terra e con la Natura e sviluppare una riflessione critica che permette di scoprire, di valutare quanto siano ingannevoli e fallaci tante realtà sperimentate, di presagire al contempo quante siano le libertà perdute e comprendere se e quanto siamo ancora Umani. La consapevolezza di questo cambiamento in atto, ha indotto l’autrice a parlare di Postumano (superamento dell’umano), dell‘intelligenza artificiale, delle tecnologie del bios, tutte racchiuse nel termine macchinico. I progressi delle scienze e delle tecnologie informatiche, biologiche e bioinformatiche hanno infatti esibito la possibilità di un superamento della struttura anatomica di un corpo fatto di carne e ossa, a favore di supporti artificiali più efficienti capaci di garantire l’accrescimento della vita e di renderci addirittura immortali, propri di una nuova specie. Ciò significa che i naturali tratti umani si integrano con quelli non umani giungendo alla creazione d’individui ibridi o cyborg, con nuove capacità fisiche e cognitive. La soluzione sarebbe proteggere la vita dai mali, pericoli e più di ogni altra cosa dai danni. Pertanto, sarebbe necessario reinventare l’essere umano, per renderlo consapevole dei rischi che corre, ma soprattutto, renderlo capace di costruire un mondo di valori, di discutere norme che parevano ovvie e di formulare principi per stabilire ciò che è bene e ciò che è male per poter fare una netta comparazione tra due Ere differenti: Tecnocene o Ecocene.

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