Allarme Coronavirus

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LECCE (di Francesca Alfieri) – La grande famiglia dei coronavirus è composta da virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, da polmoniti gravi al classico raffreddore. Essi devono il loro nome alla morfologia della superficie esterna che, vista dal microscopio elettronico, ricorda la forma di una corona. Sono comuni in molte specie animali, ma alcuni sono zoonotici, vale a dire che in seguito a una mutazione possono infettare l’uomo e diffondersi tra la popolazione.

La trasmissione da una persona infetta a un’altra avviene tramite le goccioline emesse attraverso le vie respiratorie (droplet). Con un colpo di tosse o uno starnuto esse possono raggiungere due metri di distanza dalla persona infetta e restare sospese in aria per quasi un minuto. All’esterno dell’organismo (sulle mani o sugli oggetti) i virus riescono a sopravvivere pochissime ore. Si viene contagiati anche toccando una superficie contaminata e portando le mani vicino alle mucose. Per questo è raccomandato di lavarsi spesso le mani col sapone o prodotti contenenti alcol.

Finora i coronavirus umani conosciuti sono sette, fra cui il SARS-CoV (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus), il MERS-CoV (Middle-East Respiratory Syndrome Coronavirus) e il 2019-nCoV (novel Coronavirus). I sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo comprendono mal di gola, tosse, febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie e raramente disturbi gastrointestinali. Eppure si registrano casi di pazienti asintomatici. Nei casi più gravi il virus può provocare polmonite, sindrome respiratoria acuta e insufficienza renale. Le persone che presentano patologie preesistenti croniche dell’apparato circolatorio o respiratorio, i soggetti con un sistema immunitario indebolito, i neonati e gli anziani sono più esposti a complicanze.

Il SARS-CoV, individuato per la prima volta dall’infettivologo italiano Carlo Urbani, morto per aver contratto il medesimo virus, è stato scoperto nel 2002 in Cina. Esso è stato riscontrato in animali tipici del Sud-Est asiatico, quali zibetti, tassi furetto, cani procione, pipistrelli e civette delle palme, che l’hanno trasmesso all’uomo. Tale virus è responsabile della sindrome respiratoria acuta grave che nel giro di un anno ha portato a un’epidemia diffusa in circa 26 nazioni differenti. Fortunatamente la sindrome è stata debellata nel 2003 ma nel suo periodo d’azione ha colpito più di 8.000 persone di cui 774 sono morte; pertanto il suo tasso di mortalità è stimato attorno al 10%.

A distanza di dieci anni un altro ceppo di coronavirus, il MERS-CoV, ha determinato la nascita di una nuova epidemia in Arabia Saudita. Il virus è stato individuato il 24 settembre 2012 dal virologo egiziano Ali Mohamed Zaki e si crede che le principali fonti delle infezioni siano pipistrelli e dromedari. Si è diffuso soprattutto nella Penisona Arabica, però sono stati registrati casi sporadici anche in Francia, Germania, Italia, Tunisia, Grecia, Olanda e Stati Uniti. Questo ceppo di coronavirus si trasmette meno facilmente fra le persone rispetto al SARS-CoV, tuttavia ha un maggiore tasso di mortalità, stimato attorno al 34%, e continua a manifestarsi.

Il motore dell’attuale epidemia è il 2019-nCoV, identificato per la prima volta nel dicembre 2019 a Wuhan in Cina. L’origine del virus non è ancora accertata, tuttavia in base alla sequenza genetica del nuovo coronavirus si ipotizza che sia stato trasmesso dai pipistrelli, poi ricombinato, probabilmente nei serpenti, e successivamente passato all’uomo.

Ad oggi i casi di infezione confermati superano i 100.000 e i decessi dovuti alla COVID-19, nome con cui si identifica la malattia portata dal nuovo ceppo, sono più di 2.000. Il virus è molto contagioso, ma la sua letalità si aggira attorno al 3,4%, come affermato dall’OMS. Fra le vittime c’è anche l’oculista cinese Li Wenliang che per primo ha dato l’allarme riguardo il collegamento fra le misteriose polmoniti e una nuova forma di coronavirus. L’eroe è stato preso di mira dalle autorità locali per aver sfidato la censura della dittatura. Purtroppo è stato contagiato ed è morto il 7 febbraio.

Il governo cinese inizialmente ha sottovalutato la gravità del virus, ma dopo aver ammesso l’errore si è prodigato, come gli altri Governi, a proteggere la popolazione e limitare la diffusione del virus. Wuhan è stata isolata come altre 14 città. I trasporti pubblici sono stati interrotti e molte compagnie aeree internazionali hanno bloccato i voli da e per la Cina con effetto immediato. Alcune note catene e industrie automobilistiche con sede in Cina hanno cessato temporaneamente l’attività.

In tempi record nel focolaio dell’epidemia sono stati costruiti due ospedali di emergenza, Huoshenshan e Leishenshan, dedicati alla terapia specifica dell’infezione tramite antivirali. Fra i primi provvedimenti c’è stato l’annullamento delle celebrazioni per il Capodanno cinese a Pechino e anche a Roma e Milano i festeggiamenti sono stati rimandati.

Il 30 gennaio l’OMS ha dichiarato l’epidemia di coronavirus emergenza di sanità pubblica d’interesse internazionale. Palazzo Chigi il giorno seguente ha decretato lo stato di emergenza sanitaria per sei mesi. Nella stessa data il premier Conte ha confermato i primi due casi di coronavirus in Italia. Si tratta di una coppia di turisti cinesi di 67 e 66 anni risultata positiva agli esami in laboratorio. I due signori sono atterrati a Malpensa il 23 gennaio e hanno fatto tappa a Verona, Parma e Roma. La loro stanza di hotel è stata sigillata, attualmente sono ricoverati all’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma e la loro prognosi è riservata. Dopo meno di 48 ore dalla diagnosi dei due turisti le ricercatrici dell’istituto Spallanzani, Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti, hanno isolato il virus. L’Italia e fra i primi paesi ad aver raggiunto questo risultato importante che permetterà di perfezionare i metodi diagnostici esistenti e mettere a punto un vaccino.

Il 4 febbraio è stata messa in isolamento nel porto giapponese di Yokohama la nave da crociera Diamond Princess. A bordo dell’imbarcazione si trovavano 3.700 persone delle quali oltre 500 hanno contratto il virus. Fra i contagiati c’è uno dei 35 italiani presenti sulla nave. Solo dopo quattordici giorni di incubazione i primi passeggeri hanno potuto lasciare il molo. Il 19 febbraio è decollato da Ciampino l’aereo per portare in Italia i connazionali risultati negativi al test e 26-27 persone di altre nazionalità europee che verranno trasferite nei paesi d’origine.

Contemporaneamente il 4 febbraio a Pratica di Mare è atterrato un Boeing 767 con i 56 connazionali evacuati da Wuhan. Gli italiani sono stati posti in quarantena presso l’ospedale militare della Cecchignola, nella periferia sud di Roma. Fra i cinquantasei rimpatriati un ricercatore emiliano ventinovenne è risultato positivo al test ed è stato trasportato allo Spallanzani. E’ il primo italiano contagiato dal 2019-nCoV. Attualmente le sue condizioni generali sono buone.

Sfortunatamente un diciassettenne di Grado a causa di un attacco febbrile è rimasto nell’epicentro dell’epidemia fino al 15 febbraio quando è stato rimpatriato con un volo speciale dell’aeronautica militare. Il ragazzo è stato trasportato allo Spallanzani ed è risultato negativo ai test. Il 10 febbraio altri otto connazionali partiti da Wuhan sono atterrati a Pratica di Mare per poi essere sottoposti ad un periodo di quarantena presso il policlinico militare del Celio.

Il Ministero della Salute ha messo a disposizione il numero di pubblica utilità 1500 e giornalmente l’Istituto Spallanzani pubblica un bollettino riguardante i casi confermati in Italia. Per non aggravare la situazione è necessario non lasciarsi prendere dal panico ed evitare allarmismi considerando che in Italia la normale influenza causa circa 17.000 morti all’anno.

1 commento

  1. L’articolo offre una competente informazione , una adeguata analisi storico-scientifica.Forse si poteva attualizzare maggiormente sottolineando il lavoro delle ricercatrici dello Spallanzani.Donne in prima fila come la nostra giornalista.

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